Un anno fa e sempre di settembre scrivevo che è un mese che a me non piace. Non mi piace. Segna la fine di questa estate cominciata tardi e densa di eventi, nella mia vita, nel mio lavoro.
Esaurita. Sull’orlo di una crisi di nervi. Vivere Roma ad agosto e scivolare lentamente verso settembre è davvero una brutta esperienza. Ad agosto amo questa città. Poca gente, strade vuote, pochi rumori, scanditi dall’afa di un sole mai stanco. La città ti accoglie e ti coccola svelando lati di sé che nemmeno pensi che possano esistere. Poi il sogno pian piano svanisce. Arriva settembre, le giornate si accorciano, le strade si riempiono e il caos torna a regnare sovrano. Rumore e tante tantissime persone.
La vacanza in barca a vela è lontana nel passato e più lontana nel futuro.
Inquietudine. La solita, quella che caratterizza i miei cambiamenti. Pensieri tanti. Il lavoro, tra vent’anni, cosa faccio? Devo trovarmi un altro lavoro? Di sicuro. La casa, a comprarla ci rimetti i risparmi di una vita e non è sicuro che finisci di pagarla mentre sei in vita. E con la ricerca della casa, come va? Be’, ne abbiamo viste tante che potevano essere la nostra casa… Ma avevano tutte lo stesso difetto chi più, chi meno. Il prezzo.
Mi sposo. Questa è la notizia. Non so. Mi sembra così “normale”. Due che si amano, si sposano e formano una famiglia.?. Lo vuole lo Stato, per convenzione. Per di più in chiesa… Blasfemia. Non ho bisogno di giurare davanti a nessuno che ti amo. Mi basta dirlo a te, perché tu lo sappia. L’ho detto a mia madre… Dio ce l’avrà con te per tutta la vita se faccio un matrimonio religioso. Io anticlericale e lui ateo. Fulmini, saette e squarci di cielo, come minimo. Magari il terrorismo psicologico riesce a far presa e questa la evitiamo.
Domani al mare. Sperando che lo iodio scacci lo stress e l’umore nero. Miracoli della brezza marina.
Settembre, riconfermo, che mese di merda.