Il discorso è che dobbiamo ancora riuscire a capirlo. Molto probabilmente ci vorranno decenni o forse anche di più prima che ci convinciamo dell’idea che l’Italia è la nostra nazione. Sì, quel significato romantico di una semplice idea di appartenenza che nell’800 ha visto nascere gli stati nazionali. Gente che si è stretta a simboli, lingua e tradizioni e che ha decretato di essere uno stato. Lo stato siamo noi, lo stato sono io e sei tu.
Ora, il discorso è che noi italiani (quantomeno la maggior parte di noi) ogni mattina quando ci svegliamo, tra i milioni di cose da fare e che ci chiedono di fare, pensiamo e architettiamo le migliori strategie (ma anche le più banali) per fottere lo stato.
Gira che ti rigira dove andiamo a finire?
Che dentro di me cresce l’idea che io sono furbo e riesco a raggirare lo stato e ad averla vinta… e però lo stato sono io. Ergo, mi sto fottendo da solo.
Ogni mattina dovremmo uscire di casa e pensare che se io faccio qualcosa di positivo tipo la raccolta differenziata o pagare il biglietto dell’autobus o qualsiasi altra piccola cosa, magari pagherò lo stipendio (e le possibilità di non farlo sono davvero poche) di quei bifolchi che stanno al parlamento e credono di essere lo stato, ma avrò anche fatto qualcosa di buono per me.
Inculcare il concetto di stato o di nazione non è semplice. Per niente. Ma come in tutte le cose la speranza è l’ultima a morire.
Pubblicato da: sonosoloio | 1 novembre 11