Pubblicato da: sonosoloio | 3 marzo 16

On a train

Si riparte per un breve weekend. Ne passerò un quarto su un treno regionale e quindi mi sembrava doveroso lasciarne un ricordo. Mi pare consuetudine ormai quella di sedermi nel verso opposto alla corsa del treno, sebbene io stia nello scompartimento da sei completamente vuoto. La maggior parte della gente dice che questi treni sono sporchi, che puzzano, che non si viaggia bene. Io devo dire che su questo non mi trovo poi così male. Non sarà la suite presidenziale del grand hotel, ma è discretamente pulito nel suo blu e grigio spezzato da puntini variopinti. E poi il finestrino enorme offre una splendida visione del paesaggio che tra il Lazio e la Toscana è davvero rilassante. Tantissimo verde. La musica del mio iPod scivola assieme alle immagini facendo da perfetta colonna sonora. Quattro ore. Da passare con me stessa e i miei pensieri. Sola. Di una solitudine piena di volti e parole. Il libro. Cominciato 2 mesi fa e mai finito perché non c’è mai tempo. Buon viaggio.

Pubblicato da: sonosoloio | 3 marzo 16

Vuoto a perdere

Perché se non lasci qualcosa di concreto, qualcosa di profondo e di speciale, se non riempi il mondo con una testimonianza della tua presenza, se la tua anima si perde nel vento allora sei come una bottiglia di birra ai piedi di un marciapiede

Pubblicato da: sonosoloio | 17 dicembre 13

141213

Il 14 dicembre del 2013 sono diventata mamma per la prima volta. Una piccola stella è discesa sulla terra e adesso vive in questo folle mondo. È una sagittario ed è bellissima. Coi suoi piccoli occhietti scruta tutto ciò che la circonda per scoprire nuove cose e saperne un po’ di più.
Vederla e stringerla tra le braccia è la gioia più immensa. Una di quelle poche cose che riescono a togliermi il fiato. E mille parole non bastano per descrivere l’amore immenso.
Adesso, ogni giorno che passa è un giorno di più insieme a lei. E ogni giorno sarà un magnifico giorno.

Pubblicato da: sonosoloio | 12 dicembre 13

Il tempo ritrovato

All’improvviso e senza nemmeno poter dire di no, mi ritrovo a casa con tanto tempo a disposizione per me. Tanto tempo… In realtà un mese. Quando la piccola creaturina che abita il mio ventre verrà fuori ci sarà poco tempo a disposizione per me è molto tempo da spendere di di lei.
Sono in maternità. Definitivamente. E con la consapevolezza giusta, adesso che non si può fare altrimenti di notare il mio pancione e che a lavoro non ci vado più.
Ho lavorato sempre. E mi rendo conto di come il lavoro tolga tanto spazio alla vita. Non scrivo da più di un anno. Spendo il poco tempo che mi rimane a fare quelle cose che mi sembrano necessarie per dire ancora che una vita ce l’ho.
E adesso, un mese. In attesa. Una reale attesa che porterà un piccolo miracolo. Quello di un’altra vita. E ogni giorno sperimenterò un nuovo modo di vedere e vivere il mio tempo. Perché anche se manca la quantità, sarà la qualità ad essere più importante.

Pubblicato da: sonosoloio | 13 settembre 12

Quell’estate del ’12

Perché come si diceva una volta l’estate del ’43 o del ’68, anche negli anni 2000 si può mettere un apostrofino e dire l’estate del ’12.
E quindi oggi a Roma sembrava proprio autunno. Son tornate le mezze stagioni. E l’estate scivola via. L’estate più intensa e breve e calda e spettacolare della mia vita.
Eventi indimenticabili: matrimonio. Stavolta il mio e il pazzeschissimo viaggio di nozze in California e Baja California. Se chiudo gli occhi mi rivedo lì. Devo dire la verità non mi aspettavo di rimanere così piacevolmente colpita dagli US. Era la mia luna di miele, ma ci sta anche che tutto quello che abbiamo visto e fatto era a tratti meraviglioso e a tratti indimenticabile.
È stata un’estate breve. A giugno il tempo faceva ancora le bizze. Poi luglio e metà agosto sono volati via.
E adesso siamo a settembre, è cominciata la scuola e la mattina di esce con le scarpe chiuse e l’ombrello in borsa.

Pubblicato da: sonosoloio | 17 maggio 12

Colpevoli e complici

Siamo fermi. Siamo sempre allo stesso punto. Parliamo e parliamo e poi discutiamo e ci arrabbiamo. Non ci muoviamo. Sembriamo essere in un limbo. Quel limbo che non ci permette di migliorare la nostra situazione ma che dall’altro non ci affossa, non ci porta a un livello tale da distruggere quel poco che ci rimane per lottare.
Impotenti. Cerchiamo un colpevole. Il fatto è che il colpevole lo conosciamo da tempo però non abbiamo abbastanza forza per puntargli il dito contro. Perché siamo complici. Il nostro silenzio assenzio è complice della nostra condizione, del nostro limbo e delle malefatte del colpevole.
Magari siamo a una svolta epocale. E anche se ci stiamo dentro, non riusciamo a rendercene conto perché la svolta alla fine non la conduciamo noi. Continua a stare tutto nelle mani del colpevole. Quel colpevole che ci sorride e ci saluta dall’alto. Il colpevole, del nostro limbo, se ne approfitta e ci lascia lì, regalandoci qualcosa solo perché gli conviene.

Pubblicato da: sonosoloio | 14 febbraio 12

Ciao Eva

Cresco. E le persone che conosco e che amo si spengono. È il destino comune, quella fine che è uguale per tutti noi che stiamo sulla terra.
Cresco e ogni volta che una persona che amo si spegne penso e rifletto su come è importante riempire di significato ogni mio giorno, ogni mio minuto. E se da un lato pianificare ci fa vivere nell’illusione di un lungo domani, cogliere il famoso attimo e rompere gli schemi ci fa sentire vivi e ci mette addosso quel brivido, quell’adrenalina che chi non c’è più ci sussurra da lontano. Una eco che dice di vivere anche per loro. Ci dicono di vivere quei momenti che a loro sono stati già negati e di viverli al meglio.
Cresco. E cresce in me la consapevolezza che perderò le persone che amo ma che ci sarà sempre tanto posto per loro nella mia mente e nel mio cuore.

Pubblicato da: sonosoloio | 13 novembre 11

Liberi

20111113-152727.jpg

S’è dimesso. E tutti abbiamo gridato e brindato alla sua fine.
Non so, ma io non riesco ad essere ottimista. Non cambierà molto. Ci sono migliaia di persone quasi come lui che stanno sugli scranni e si grattano la pancia alle nostre spalle.
Probabilmente abbiamo messo da parte il peggio, il lato B di quella Italietta che vive di clientelismo e sotterfugi, ma non è finita. La battaglia è appena cominciata e la guerra sarà dura da vincere.
L’Europa ci guarda e non possiamo fallire. Spero tanto si comincino ad applicare le direttive europee e a tradurle in leggi del nostro stato.
Spero davvero che le cose cambino presto e in meglio.
Così chissà magari non saremo costretti ad andare via e forse molti potranno tornare.

Pubblicato da: sonosoloio | 8 novembre 11

Col treno facevo prima

Ieri Eugenio doveva prendere il volo BluExpress delle 13 da Catania a Roma. Come dice il suo post. È arrivato con quasi 6 ore di ritardo.
Oggi ho vissuto la stessa esperienza. Dovevo partire alle 12. Ci hanno imbarcato ed avevamo un ritardo di 5 minuti. Non riuscivo a crederci.
Dopo una decina di minuti eravamo ancora fermi. Il comandante ha chiesto due minuti per aggiustare un guasto al radar meteo.
Dopo una mezz’ora dal previsto decollo, il comandante ci ha detto di scendere tutti perché col maltempo che avremmo trovato a Roma e il guasto al radar non si poteva volare in sicurezza.
Dejavù!
Io conoscevo la procedura perché Eugenio mi aveva edotto, ma mi sono immedesimata nei poveri passeggeri sballottati da un gate all’altro, dal banco del checkin al nastro dei bagagli, senza informazioni chiare e precise.
Dovete sapere che le riprotezioni vanno in ordine di accettazione, cioè in base a quando hai fatto il checkin. E lì ero tranquilla perché avevo fatto il checkin online. Così mi sono beccata un posto su Alitalia assieme ad altre 29 persone. E sono arrivata a destinazione con sole 3 ore di ritardo. E quindi la gente, la povera gente non tecnologicamente avanzata? Sono rimasti lì ad attendere un volo disponibile su cui essere riprotetti.
Il mio sospetto è che non abbiano fatto partire l’aereo ieri e anche oggi perché era semi vuoto.
E quando lo steward che faceva l’imbarco per il volo Alitalia ha detto per telefono al suo collega, che avevano l’aereo strapieno per riparare ai “soliti” guai che combina Bluexpress, ne ho avuto un po’ più la certezza.
Da domani ci penserò tre volte prima di scegliere Bluexpress per volare. Visti questi continui guasti mi trasmette un senso profondo di insicurezza.

Pubblicato da: sonosoloio | 1 novembre 11

Lo stato sono io e la speranza è l’ultima a morire

Il discorso è che dobbiamo ancora riuscire a capirlo. Molto probabilmente ci vorranno decenni o forse anche di più prima che ci convinciamo dell’idea che l’Italia è la nostra nazione. Sì, quel significato romantico di una semplice idea di appartenenza che nell’800 ha visto nascere gli stati nazionali. Gente che si è stretta a simboli, lingua e tradizioni e che ha decretato di essere uno stato. Lo stato siamo noi, lo stato sono io e sei tu.
Ora, il discorso è che noi italiani (quantomeno la maggior parte di noi) ogni mattina quando ci svegliamo, tra i milioni di cose da fare e che ci chiedono di fare, pensiamo e architettiamo le migliori strategie (ma anche le più banali) per fottere lo stato.
Gira che ti rigira dove andiamo a finire?
Che dentro di me cresce l’idea che io sono furbo e riesco a raggirare lo stato e ad averla vinta… e però lo stato sono io. Ergo, mi sto fottendo da solo.
Ogni mattina dovremmo uscire di casa e pensare che se io faccio qualcosa di positivo tipo la raccolta differenziata o pagare il biglietto dell’autobus o qualsiasi altra piccola cosa, magari pagherò lo stipendio (e le possibilità di non farlo sono davvero poche) di quei bifolchi che stanno al parlamento e credono di essere lo stato, ma avrò anche fatto qualcosa di buono per me.
Inculcare il concetto di stato o di nazione non è semplice. Per niente. Ma come in tutte le cose la speranza è l’ultima a morire.

Older Posts »

Categorie

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.